SAN GIUSTO CANAVESE - Mangiare in canavese 6.0

Mangiare in Canavese
Mangiare in Canavese
Vai ai contenuti
San Giusto Canavese
San Giusto Canavese è un comune giovane il cui territorio anticamente apparteneva al confinante comune di San Giorgio. Prima dell'indipendenza San Giusto era infatti una frazione di San Giorgio con il nome Gerbo Grande di San Giorgio. Infatti, i suoi abitanti sono ancor oggi detti, tradizionalmente, gerbolini (sono anche chiamati col soprannome popolare piemontese di Tirapere, ossia "Tira-pietre" in italiano).
Dopo almeno due secoli di litigi e battaglie contro il comune vicino, combattute con fionde e pietre, il 9 ottobre 1778 il Re Vittorio Amedeo III emanò il decreto di smembrazione ed il Gerbo Grande ottenne così l'indipendenza da San Giorgio con il nome Cantone del Gerbo Grande.
Poco meno di un anno dopo, lo stesso Re Vittorio Amedeo III, con patente del 3 settembre 1779, riconosceva al nuovo comune il nome di San Giusto, scelto dagli abitanti quale loro protettore. Nel 1862 il nome del comune veniva definitivamente modificato in San Giusto Canavese con decreto del Re Vittorio Emanuele II per evitare confusioni con altri "San Giusto" presenti sul territorio italiano.
Il contrasto tra le comunità di San Giorgio e del Gerbo Grande era da ricercare sia in ambito politico-religioso, sia all'interno della lotta di classe, visto che i Sangiustesi erano costituiti per lo più da contadini, commercianti e piccoli proprietari terrieri, mentre i Sangiorgesi erano rappresentati da nobili (Casata dei Biandrate) e artigiani del borgo del castello dei Biandrate. L'aspirazione dei Gerbolini (abitanti del Gerbo, ovvero 'l Zerb) era di ottenere sia l'indipendenza del proprio comune che della propria parrocchia e, per conseguirla, portarono avanti una lotta cruenta ed a tratti violenta che ha diviso le due comunità (San Giusto e San Giorgio), distanti appena 3 chilometri, ed ha dato ai Sangiustesi il soprannome di Tirapere, dalla tipologia di "armi" che essi usavano in battaglia.
Raggiunta l'indipendenza amministrativa, anche pagando salatissime tasse al Regno Sabaudo (denaro raccolto da una colletta tra i capofamiglia Sangiustesi), la lotta proseguì dura per ottenere una propria parrocchia ed un proprio parroco. Le motivazioni furono legate al fatto che le autorità di San Giorgio impedivano a San Giusto di avere un parroco, al fine di convogliare i fedeli (ed i loro oboli) nella propria parrocchia. La comunità di San Giusto, ormai più numerosa di quella del capoluogo, stava, già da una cinquantina d'anni, provvedendo a costruire una nuova chiesa barocca (chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano), ma il vescovo, su pressione dei nobili sangiorgesi, non la riconosceva. Un episodio emblematico di questa rivalità, realmente accaduto nel 1750 durante le processioni religiose per la benedizione delle campagne, fu il furto del crocifisso della chiesa di San Giorgio, effettuato da un gruppo di Gerbolini sul confine dei due paesi. Tale gesto generò in tutto il Canavese forte impressione e fece nascere il soprannome di Rubacristi per gli abitanti di San Giusto. I Gerbolini replicarono a loro volta al soprannome assegnatogli dagli abitanti di San Giorgio chiamandoli Mangia-Cristiani, con riferimento alla vicenda della "Jena", macellaio condannato a morte per numerosi delitti ed accusato di aver confezionato salmi con le carni delle sue giovani vittime. Dopo asperrime discussioni, di cui si trova ampia traccia nelle documentazioni dell'epoca, la curia concesse il parroco a San Giusto e la reliquia venne restituita, ma i soprannomi rimasero.
Scarse ed incomplete sono le tracce degli abitanti della piana di San Giusto prima del XVIII secolo. Il manufatto più antico ritrovato sul territorio è una vasca per abbeverare gli animali con impressa la data del 1606, il cui unico valore è rappresentato dal fatto che si trova nello stesso punto da molti decenni e testimonia il legame tra i sangiustesi e il lavoro di agricoltori ed allevatori, presenti ancora oggi in numero significativo nella vita sociale del paese.
Per quanto riguarda la prima testimonianza di un insediamento antropico sul territorio, si cita un documento, redatto dai conti di Biandrate nel 1174, che testimonia il lascito, da parte di Guido di Biandrate, di una Mansio e dei telativi terreni e boschi adiacenti localizzati nella regione chiamata Ruspaglie (a sud est di San Giusto Canavese), ai Cavalieri Templari.


Tratto da:



Ristorante Pizzeria La Piazza
Viale IV Novembre, 7
10090 San Giusto Canavese TO
Tel. 0124 493611





Via IV Novembre, 6
10090 San Giusto Canavese TO
Tel. 0124 350315
Torna ai contenuti